Produzione mondiale in calo

I dati sulla produzione di acciaio, nel mondo, non sono molto confortanti per quanto riguarda l’inizio 2016.
È stato diffuso da poco il report mensile realizzato dalla World Steel Association, che mostra come nel gennaio 2016 ci sia stato un calo del 7,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta quindi di un momento di particolare difficoltà per quanto riguarda il settore della produzione di acciaio, che nel primo mese dell’anno ha toccato 127,7 milioni di tonnellate, con un gap di quasi 10 milioni rispetto all’anno scorso.

Produzione acciaio Italia

In questo contesto, anche l’Italia ha fatto registrare un calo nella produzione di acciaio rispetto all’anno passato: se nel gennaio 2015, infatti, la produzione era arrivata a 1.903 milioni di tonnellate, il primo mese del 2016 ha visto la produzione fermarsi a 1.802 milioni di tonnellate. Un calo del 5,3% che, paragonato alla situazione mondiale e ai cali registrati in altri paesi europei, risulta meno negativo di altri. Se la Germania, infatti, è riuscita a limitare i danni ottenendo un calo, rispetto all’anno scorso, del 2%, la Francia ha fatto registrate un -11,9% e l’Inghilterra addirittura un -38,4%. Non va molto meglio al di fuori dell’Europa: il gap della Russia, rispetto alla produzione di gennaio 2015, è del 10,6%, gli Stati Uniti hanno fatto registrare un calo dell’8,8% e il Brasile un calo del 17,9%. L’unica nazione ad aver conosciuto un seppur lieve aumento della produzione è stata la Turchia, con un +0,8%.

Una congiuntura difficile

La congiuntura è quindi difficile, e il calo totale della produzione è condizionato profondamente dall’arresto della Cina, che ha prodotto cinque milioni di tonnellate in meno rispetto a gennaio 2015 (per un totale di 63,2 milioni di tonnellate, ossia -7,8% rispetto all’anno passato).
Letti alla luce di questi dati, e vista la situazione mondiale a dir poco complicata, i dati relativi al calo di produzione acciaio Italia appaiono meno negativi (considerando anche che nei mesi passati c’erano stati dei lievi segnali di ripresa). I produttori italiani, insomma, sembrano essere riusciti per lo meno a limitare i danni rispetto ad altri paesi.